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Chiese
LA CHIESA DI SANTO STEFANO
Ricostruita ed ampliata nel XVI secolo, sul duecentesco nucleo originario, la chiesetta (sede della arciconfraternita di S. Stefano o del Sacco Rosso), si caratterizza per le due cupole in asse ed il rivestimento maiolicato del piccolo campanile. All'interno si custodiscono le cinque statue lignee cinquecentesche, di scuola veneziana, della Passione di Cristo che sono condotte in processione il venerdì santo e le tele: Madonna dei Martiri con i santi Liborio e Irene e S. Marco Evangelista di Nicola Porta (1710 – 1784), allievo di Corrado Giaquinto.

LA CHIESA DEL PURGATORIO - (o di Santa Maria Consolatrice degli afflitti)
Edificata nella prima metà del seicento, presenta caratteri ancora rinascimentali. Sul portale d'ingresso si trova un bassorilievo con rappresentazione di anime espianti nella facciata si aprono quattro grandi nicchie con statue di santi: da sinistra S. Stefano, S. Pietro, S. Paolo, S. Lorenzo.
Nella parte superiore S. Gioacchino e S. Anna. All'interno : nella cappella a destra tre tele del molfettese Vito Calò (1774 – 1829), autore anche degli affreschi del soffitto; in un ambiente laterale sono custodite le sette statue in cartapesta dello scultore molfettese Giulio Cozzoli, condotte in processione il sabato santo.

LA CHIESA DI SAN BERNARDINO
Sul nucleo originario quattrocentesco della chiesa si innestarono gli ampliamenti cinquecenteschi; l'edifico era completo nel 1585 con la facciata e il piccolo campanile a vela. Annesso vi è l'antico chiostro, facente parte del convento quattrocentesco dei frati “Zoccolanti”, l'interno conserva, nelle cappelle di patronato delle antiche famiglie della ricca borghesia molfettese (Lepore, Gadaleta, Passar, Nesta, De Luca e altre), ricchi arredi e notevoli tele. Particolare attenzione meritano: la coppia della seicentesca Madonna del Cucito di Francesco Cozza (1605-1682), trafugata nel 1970, nella cappella della famiglia Passari; Natività (1596) di Gaspar Hovic, fiammingo naturalizzato pugliese nella cappella Gadaleta; Madonna del Soccorso (1597) di Andrea Bordone, nella cappella de Luca; sulla parete di fondo del coro l'Immacolata con i santi Frnacesco, Bernardino, Bonaventura e Ludovico di Tolosa (seconda metà del XVIII secolo). Nei pressi della chiesa si trova l'edificio votivo di forme neogotiche del calvario (1856), progettato dall'architetto de Juducibus, che ridisegnò l'intera piazza comunale e l'intera Cattedrale.

IL VECCHIO DUOMO DI SAN CORRADO
In stile romanico pugliese a cupole in asse, è dedicato al culto del patrono S. Corrado di Baviera. La facciata ovest, un tempo a picco sul mare, è stata più volte rimaneggiata. Più interessante il lato sud; da notare: il portale col caratteristico decoro geometrico, nicchie con santi, lo stemma del vescovo di Molfetta, che nel 1484 diventò papa col nome di Innocenzo VIII, la piccola meridiana in alto sulla destra. L'abside, secondo un tipico sistema pugliese, è chiusa da un muro continuo interrotto mda una finestra con interessanti decorazioni a nastro e leoni stilofori. Archi ciechi si intrecciano in un motivo di gusto arabo. Il muro chiude anche la base delle due eleganti torri a bifore coronate da archetti, campanaria quella a Sud, d'avvistamento quella a Nord. Le cappelle laterali risalgono al XV-XVI secolo.
L'interno, vasto e suggestivo, è suddiviso in tre navate; quella centrale è dominata da tre cupole di diversa altezza; la più antica e la più decorata è sul transetto. Si segnalano: i capitelli dei quattro pilastri cruciformi scolpiti a motivi vegetali, zoomorfi, antropomorfi; l'acquasantiera detta “del saraceno” risalente al XII secolo, posta immediatamente a destra dell'ingresso; un bel ciborio quattrocentesco; un pluteo tardo-romanico del XII secolo con tredici enigmatici personaggi; un altorilievo in pietra detto del “Redentore” del XIII secolo che fa oggi da base all'altare. Tornando sul lato ovest, contigua al complesso del Duomo, è una serie compatta di edifici, le cui facciate sono scandite da ampie arcate e finestre di tipica architettura mediterranea.

LA CATTEDRALE DELL'ASSUNTA in Via DANTE
Il 1744, segna la fine dei lavori di costruzione, durati circa un secolo, della chiesa dei Gesuiti, che nel 1775, dopo lo scioglimento della Compagnia di Gesù (1767), sarà eretta a Cattedrale. Sulla grandiosa facciata barocca si apre un'ampia arcata in cui è collocata la statua mutila di Sant'Ignazio di Lodola, dalle movimentate linee barocche.
Nell'interno sono da notare: la lunga volta a botte con tempere di Michele Romano (1842-1936); partendo dal coro: folgorazione di San Paolo e consegna delle chiavi, Cristo e l'adultera, il profeta Geremia e l'Apocalisse, le ricche decorazioni a stucco risalenti alla fine del XVIII sec., tra cui la scenografica Assunta con Angeli nella zona absidale; l'ottocentesco coro ligneo; begli esempi di Barocco nella seconda cappella a destra e nella prima a sinistra. Pregevoli dipinti: nella prima cappella a sinistra Orazione nell'orto, Flagellazione, Gesù coronato di spine di Carlo Rosa; nella seconda cappella, il Transito della Madonna, del XVI sec., nella terza cappella S. Luigi Gonzaga e S. Stanislao di Nicolò Porta (1710-1784); nel transetto a sinistra l'Addolorata di Onofrio Fischetti (1732-1792), a destra la splendida Assunta, capolavoro di Corrado Giaquinto (1703-1766).

COMPLESSO DI SAN DOMENICO
La costruzione della chiesa e dell'annesso monastero inizia tra il 1635 e il 1640. Il recente accurato restauro del complesso monastico, ha riportato alla luce e rivalutato la grande struttura originaria, ora adibita a Biblioteca, Archivio Storico e Pinacoteca Comunale. Il portale d'ingresso della chiesa è preceduto da un porticato a tre grandi archi delimitato da nicchie. Sul portale l'effige in pietra del Santo, che regge tra le mani la Città. Le moderne porte di bronzo sono opera dello scultore molfettese Vito Zaza. Nell'interno, particolarmente ricco, si notino: la cantoria e il pergamo in legno intagliato e dorato del XVII sec.; sull'altare maggiore due opere di Nicola Porta (1710-1784), Gli Ebrei adorano il serpente di bronzo e La caduta della manna; nella seconda cappella a sinistra La Madonna del Rosario di Corrado Giaquinto; nella cappella di San Giacinto l'Apparizione della Vergine di Antonio Vaccaro; annesso alla chiesa è l'Auditorium, antico oratorio dalla bella volta a stella, dove è custodita la tela di Nicola Porta, San Vincenzo Ferreri.

IL MUSEO DIOCESANO
La raccolta museale esprime il gusto tipicamente settecentesco per il collezionismo dell'Arciprete Giuseppe Maria Giovene (1753-1837), eclettica personalità a cui si deve la prima raccolta del materiale archeologico proveniente dal Pulo. Un secondo nucleo della raccolta, dovuto al sacerdote Francesco Samarelli, arricchì il museo di reperti rinvenuti in altre stazioni neolitiche del territorio di Terlizzi e di Bisceglie. Nelle vetrine sono variamente distribuite selci lavorate, ceramiche impresse del tipo Molfetta (fine del VII-VI millennio), ceramiche dipinte (V- VI millennio), macine, frammenti di intonaci di capanne. Ai reperti preistorici si aggiungono vasi di età classica, pesi da telaio, ceramiche acrome e vari oggetti in metallo di non definita provenienza.


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